L’Italia si lascia alle spalle la crisi, ma la strada è ancora lunga. Infatti,i dati del Rapporto Istat 2015 parlano di un Paese che già dagli ultimi mesi del 2014 sta emergendo faticosamente dalla crisi. Per l’anno in corso gli indicatori delineano prospettive positive in Italia e nel complesso dell’Unione economica e monetaria, ma la strada è ancora lunga. Tanto più se si considera che i segnali di miglioramento oltre a non essere particolarmente decisivi, si mostrano poco uniformi. E, come sempre, a spiccare è il divario tra Centro-Nord e Sud. Vediamo i dettagli. Le famiglie Per la prima volta dal 2008 il potere di acquisto delle famiglie nel 2014 si è stabilizzato e i consumi sono cresciuti dello 0,3 per cento. L’indicatore di grave deprivazione materiale, inoltre, è arretrato all’1,4 per cento, a vantaggio soprattutto delle coppie senza figli o con un figlio e tra gli anziani. Le imprese Sebbene le imprese siano ancora molto piccole, con una dimensione media di 3,9 addetti, il 2014 è stato caratterizzato da segnali di ripresa. Il fatturato interno è aumentato per la prima volta da oltre tre anni, con riflessi positivi sull'occupazione. Le condizioni per assumere Secondo la maggior parte delle aziende prese in esame dall’Istat, per favorire l’occupazione andrebbe ridotto il cuneo fiscale (77% nella manifattura e 80,4% nei servizi), andrebbero ridotti gli oneri burocratico-amministrativo (73,6 e 72,4%) e i vincoli al licenziamento (71,9 e 72,3%). Le imprese in questione hanno poi evidenziato, tra le principali ragioni che spingono al licenziamento, la riduzione degli ordini, i progetti di sviluppo aziendale, l’eccessivo costo del lavoro, le variazioni dei profitti e il ricambio delle competenze. L'occupazione Nel 2014 l’occupazione è cresciuta, ma solo per alcune specifiche categorie: i lavoratori ultracinquantenni, gli stranieri e le donne. Per i lavoratori più anziani pesano le riforme previdenziali, che hanno allontanato l’età della pensione. Il recupero di posti di lavoro, inoltre, si è concentrato soprattutto nell’industria, 61.000, l'1,4% in più, a fronte di un’ulteriore erosione nelle costruzioni e, in misura minore, in agricoltura. La mappa delle professioni Per quanto riguarda la mappa delle professioni in Italia, tra i gruppi professionali sono diminuiti soprattutto operai e artigiani e tra le professioni qualificate sono scesi dirigenti, imprenditori e tecnici, mentre sono aumentate le professioni intellettuali e di elevata specializzazione. Nei servizi sono aumentate le attività non qualificate. Il part-time involontario Il part-time, come forma di sottoccupazione, ha conosciuto un vero e proprio boom. Tra il 2008 e il 2014 l’incremento complessivo del part-time è stato di 784.000 unità, pari al 23,7% in più. Si stima che il 63,3% sia part-time involontario. Nel 2014 i lavoratori a tempo parziale hanno superato i quattro milioni. I disoccupati Nonostante la ripresa sia stata avviata, la disoccupazione di lunga durata continua a cresecre. Nel 2014 chi è alla ricerca di occupazione lo è in media da 24,6 mesi, da 34 se è alla ricerca del primo impiego. Nel 2014 gli inattivi arrivano a 1,6 milioni, 627.000 in più rispetto al 2008. I giovani Tra il 2008 e il 2014 sono spariti quasi 2 milioni di lavoratori under 35 (-27,7%) a fronte di un calo della popolazione nella stessa fascia di età di 947mila (-6,8%). In sei anni il tasso di occupazione degli under 35 è sceso di 11,3 punti percentuali al 39,1% l’anno scorso, anche se la contrazione dell’indicatore si è attenuata (-0,8 punti percentuali) nel 2014 fino ad invertire la tendenza nel quarto trimestre (+0,3 punti). L'istruzione I dati migliorano per chi ha un livello d’istruzione più alto. Tra i laureati il tasso di occupazione si attesta al 75,5% nel 2014, mentre tra i diplomati arriva al 62,6% e per i meno istruiti si ferma al 42%. Chi ha un’istruzione superiore, inoltre, riceve una retribuzione più elevata. Nella ripartizione del Centro le donne laureate sono remunerate in media fino al 28,9% in più rispetto a chi ha il diploma di scuola media superiore, per gli uomini il vantaggio arriva al 67,9%. Il Sud in svantaggio Ma le notizie positive sembrano non riguardare il Sud. Come riportato dall’Istat, “le aree del Mezzogiorno si caratterizzano per una consolidata condizione di svantaggio legata alle condizioni di salute, alla carenza di servizi, al disagio economico, alle significative disuguaglianze sociali e alla scarsa integrazione degli stranieri residenti”.

Commenta